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Valerio e Micol
Valerio parla fissando un punto della stanza, come si fa quando si cercano le parole con cura. Micol è seduta accanto a lui, le mani in grembo, e lo lascia fare.
“Quando ho conosciuto Micol, non stava mai ferma. Ma non mi trasmetteva inquietudine, tutt’altro. Aveva un’energia, una spinta verso i suoi obiettivi, che mi lasciava ammirato e placato al tempo stesso. La sua indipendenza mi rassicurava. Mi sentivo come se, con lei al mio fianco, avrei potuto conquistare il mondo.” Prende fiato. La frase successiva gli costa di più.
“Quando mi ha detto che voleva rallentare, che il lavoro le aveva mangiato dieci anni, all’inizio l’ho vissuta come un tradimento. Come se avesse cambiato le regole a partita iniziata. E per un po’ ho sperato che fosse solo una fase.”
Si ferma e si gira verso di me.
“Poi qui, una volta, mi è uscita quella frase che non sapevo di pensare. Ricordi? Ho detto: forse non mi sono innamorato della sua corsa, ma di lei che correva.
“
Cerca gli occhi di Micol. Lei sorride, senza dire niente.
“E lei c’è” conclude Valerio. “E la amo ancora.”
Valerio ha fatto un passaggio non scontato: ha separato la persona dal tratto. Finché amiamo un tratto, un suo cambiamento diventa una perdita, se non un vero e proprio tradimento. Quando amiamo una persona, invece, il cambiamento diventa una nuova stanza da visitare, con tutta la fascinazione delle nuove scoperte.
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Eva e Giorgio
Eva arriva in seduta da sola, come sempre. È venuta da me per una crisi tutta sua, una di quelle che si vogliono guardare prima con se stessi che con l’altro. Ma da qualche settimana, nelle sue parole, Giorgio compare sempre più spesso.
“Credevo che sarebbe successo ad altre coppie, non a noi” dice, sistemandosi sulla poltrona. “E invece non ti nascondo che certe sere, mentre lo guardo, mi chiedo ancora dove sia finito l’uomo che ho sposato. Era così leggero. E ora vederlo così serio, silenzioso, in certi momenti mi spiazza.
“ Fa una pausa. Fuori dalla finestra passa il rumore del traffico, lei sembra ascoltarlo.
“Però ho capito che posso non esserne spaventata. Che questo cambiamento non è un dramma, né un difetto da correggere. Anche perché da quando gli chiedo cosa c’è dentro, ho scoperto che posso entrare in contatto con un Giorgio diverso. Più fragile, ma anche più riflessivo.” Sorride appena. “E tutto sommato, non mi dispiace.”
Eva sta ritrovando suo marito attraverso gli unici sassolini che permettono di tornare a casa: le domande. Molte coppie smettono di chiedere perché la delusione diventa critica, e la critica rimprovero. Oppure perché credono di sapere già tutto dell’altra persona. E non vedono che smettere di chiedere, in una relazione, è una forma silenziosa di abbandono. Il suo contrario, la curiosità, è amore che si fa domanda. Dice: mi interessi, voglio ancora scoprirti, non ti do per scontato.
Ranieri (e Lorenzo)
Ranieri viene a sedute alterne, da quasi un anno. Parla di Lorenzo al passato, ma con la cura con cui si parla di qualcuno che è rimasto prezioso.
“Dopo la malattia e la morte della mia amica, i problemi di lavoro, il trasloco, io ero a pezzi. Avevo bisogno di quiete, di stabilità. Tutto intorno a me sembrava ruotare a una velocità insopportabile.”
Si guarda le mani.
“Lorenzo non riusciva a capirlo. O quantomeno io non mi sentivo capito. Non smetteva di progettare, di spronarmi a riprendere in mano la mia vita. Ai tempi mi sentivo quasi aggredito. Oggi so che non lo faceva con cattiveria, così come io non stavo ore a piangere sul divano per indispettirlo.”
Fa una pausa lunga mentre io lo guardo con un mezzo sorriso, paziente.
“Il punto è che io da lì non sono più tornato indietro. Credevo di stare attraversando una fase, e invece quella fase mi ha cambiato: sono diventato un uomo più lento, che ha bisogno di poco e di certo. Lorenzo ha aspettato che tornassi. Ha aspettato tanto, glielo riconosco. Ma aspettava una persona che non c’era più.” Alza gli occhi. “Non ce l’abbiamo fatta, neanche con la terapia di coppia. Dopo quindici anni di storia meravigliosa, mi ritrovo da solo.”
Nella storia che racconta Ranieri non c’è un cattivo, e forse è questo che la rende così difficile da digerire. Lorenzo non era distratto né crudele: stava aspettando. Aspettava che l’uomo che amava tornasse a essere quello di prima, e in quell’attesa c’era anche il suo amore. E se è vero che aspettare il ritorno di qualcuno è l’esatto contrario di conoscere chi è diventato, non è sempre facile smettere di guardare indietro. Non ha potuto rinunciare a chi aveva scelto, per scegliere chi ora gli stava accanto. Non sempre ci si riesce, e non è necessariamente colpa di qualcuno.
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Chiara (e Oreste)
È tardi, e il tavolo è ancora pieno di bicchieri e briciole di pane. Chiara ha quella voce di chi sta dicendo una cosa a cui tiene, e le amiche la ascoltano senza interromperla.
“Io lo dico sempre, a chi ha matrimoni o relazioni più giovani.” Si stacca dallo schienale. “In 27 anni di matrimonio, Oreste ed io abbiamo avuto le nostre crisi. Potrei persino dire che ci siamo lasciati e ripresi un paio di volte, senza mai separarci davvero.”
Qualcuna sorride, qualcuna annuisce.
“Lui dice che siamo stati sposati con tre persone diverse, sempre noi due. E in effetti è vero.” Fa una pausa, come per valutare bene le parole. “Credo ci sia una componente di fortuna. Ma credo sia anche un po’ merito nostro. È come se ogni volta avessimo dovuto ri-conoscerci. Non è stato facile. Ma ne siamo usciti più forti.”
Sul tavolo, qualcuno riempie i bicchieri.
Chiara, senza saperlo, cita Esther Perel: nella vita avremo due o tre matrimoni, e se siamo fortunati li avremo con la stessa persona. Le coppie che durano non sono quelle che non si perdono mai. Sono quelle che sanno ritrovarsi.
Forse il punto è tutto qui. Non possiamo impedire a chi amiamo di cambiare, né impedirlo a noi stessi. Possiamo scegliere se rimpiangere chi era, o incuriosirci di chi sta diventando. Scegliersi non è una decisione presa una volta per tutte, ma una pratica quotidiana fatta di attenzione, riparazioni, allontanamenti e ritorni.
E tu?
E tu? Ti sei ritrovato in qualcuna di queste storie? Magari nel passaggio che ha fatto Valerio, nelle domande che Eva ha ricominciato a porre, in un’attesa simile a quella di Lorenzo, o nei ritrovarsi ripetuti di Chiara e Oreste. Se qualcosa ha risuonato con la tua esperienza e hai voglia di condividerla, puoi scrivermi oppure su Instagram, dove trovi anche questo carosello. Non svolgo consulenze scritte, ma leggo molto volentieri tutto quello che mi arriva.









