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Grazia e Alfio
Quando sento il citofono squillare imperiosamente per due volte, capisco subito che sono loro. Sia perché è l’orario concordato, sia perché quel suonare impetuoso mi parla della loro urgenza. Ci tengono. Ad arrivare in orario, ad essere certa che io me ne accorga – il mio citofono emette un suono a volte troppo lieve, e loro lo sanno – a fare le cose per bene.
“Scusaci, non volevamo sembrarti sgarbati”, dice Grazia entrando, un paio di pantaloncini corti che mettono in mostra due gambe da capogiro, mentre Alfio le finisce quasi la frase addosso: “No scusaci davvero, volevamo solo essere sicuri che tu sentissi”.
Li faccio accomodare in salone e, mentre Iago ci scorrazza intorno, verso loro un po’ d’acqua che li rinfreschi dal caldo. Mi siedo, li guardo, penso ancora una volta: che gambe, se ne sarà accorto lui? Lo avrà fatto apposta lei? – e dico, ridendo: “Come va? A giudicare da come vi siete seduti non saprei dire”. Dalle estremità opposte del divano, sorridono e mi rassicurano. Gli piace stare comodi, gli angoli sono comodi, fanno così anche a casa. Prendo nota mentalmente.
Grazia inizia a raccontare: “L’altra sera siamo usciti a cena insieme, all’inizio è stato bello, poi, complice il fatto che avevo bevuto un po’, ho perso il controllo e mi sono arrabbiata moltissimo. Ho iniziato a chiedermi se ha tenuto la mano anche a lei così come stava facendo con me, se c’è qualcosa di più che non mi ha detto. Insomma sono davvero sbottata, e in malo modo… stavo male, ma non mi sono piaciuta”.
Alfio, velocissimo: “Ma Grazia dobbiamo andare avanti, te l’ho detto cosa ci ha detto la dottoressa, non dobbiamo indugiare nel passato!”
Intervengo subito: “No Alfio, non ho detto questo. Ho detto che tu, comprensibilmente, vorresti lasciarti alle spalle questa faccenda e ricominciare da capo, perché ti fa stare male vedere il dolore che hai inflitto a Grazia e non sai cosa fare. Ma ho anche sottolineato che non puoi affrettare i tempi: prima della scoperta del tradimento sei stato la sua sicurezza per quarant’anni, e adesso è sotto shock. La cosa più utile che puoi fare è dirle quanto sei dispiaciuto, che stai male a vederla così, e che sai che il tuo comportamento ne è la causa. E provare a starle vicino come puoi. Non andrete avanti se tu non torni a darle sicurezza”.
“Carolina ma io voglio sapere, voglio sapere se c’era dell’affet-”
“Te l’ho già detto di no, Grazia!”, interrompe Alfio, esasperato. Poi, verso di me: “Lo vedi come fa, non si fida di quello che le dico!”
“Certo che no, Alfio: anche la fiducia è qualcosa che va riconquistata piano piano. Ma proviamo ad ascoltare Grazia per un attimo”, dico con la voce più soffice e ferma che ho.
E Grazia si sposta su tutt’altro tema: “Per me è importante saperlo perché negli ultimi tre anni io provavo ad avvicinarmi a te e tu mi respingevi. Venivo vicina, facevo un po’ la bambina, volevo giocare, e tu mi dicevi di piantarla con queste smancerie, che abbiamo una certa età. E io mi sentivo una stupida”.
Alfio, arrabbiatissimo: “Maccheddici Grazia, non ti ho mai respinta!”
Spiego che anche quando i punti di vista sono divergenti, può esserci un po’ di verità in ognuno.
Alfio, facendosi più riflessivo: “Mah… in effetti forse ci siamo un po’ allontanati, ma cosa vuoi, ho pensato fosse normale, che fosse l’età. In fondo stiamo insieme da così tanto tempo…”.
“Ecco, e quindi è vero che mi respingevi!”, Grazia.
“Ma se ultimamente vengo vicino sul divano, ti dico ‘dai, guardiamo questo film insieme’ e ti tengo abbracciata”, precisa Alfio, più avvilito che stufo.
“È vero”, dice Grazia, ammorbidendosi un po’.
Forse, più che restare nel passato o rifugiarsi nel futuro – per quanto capisca quanto sia faticoso, per entrambi – Grazia e Alfio devono imparare a stare nel presente.
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La gamba fratturata
Accade spesso, dopo la scoperta di un tradimento, che il partner tradito esprima dubbi improvvisi, la necessità di controllare il telefono, scoppi di rabbia alternati a momenti di dolore profondo. Succede anche quando la storia parallela viene chiusa ed etichettata subito come priva di peso – è il caso di Alfio con Grazia: “di nessuna importanza”. Attenzione: il tradimento, in quanto tale, è una ferita che non si può mai minimizzare nell’impatto che ha su chi lo subisce.
Il fatto che un momento Grazia voglia sapere i dettagli del tradimento, e il momento dopo scoppi in lacrime cercando rassicurazione, non è pazzia. È il suo sistema nervoso che cerca di rimettere insieme i pezzi di una realtà andata in frantumi da neanche tre settimane. Grazia sta vivendo un vero e proprio trauma: la certezza di potersi fidare di Alfio, di contare su di lui come fonte di sicurezza emotiva, si è spezzata dopo quarant’anni di vita insieme.
Il fatto che Alfio insista per archiviare in fretta la questione, e a volte dica di non sopportare più le domande di Grazia, non è mancanza di empatia – può esserlo, ma non è questo il caso. Alfio è un uomo terrorizzato, che ama sua moglie e si sente impotente davanti al suo dolore. Non sapendo come aggiustare le cose, si tira indietro e spera che passi. Ma più si tira indietro, più l’allarme di Grazia suona forte.
Grazia gli ha chiesto più volte di avere accesso a entrambi i telefoni, quello di lavoro e quello personale. La risposta che può aiutarla non è: “Ma come, ancora con questa storia?”, o peggio: “Violi la mia privacy!”, ma: “Capisco perfettamente perché senti questa ansia e hai bisogno di controllare. Ho distrutto la tua fiducia, e sono qui per mostrarti tutto ciò che ti serve per sentirti al sicuro. Mi dispiace per il peso che ti ho messo addosso”.
Attraversa momenti di tristezza improvvisa e incontenibile. La risposta che può aiutarla non è: “Ti ho già chiesto scusa mille volte, perché piangi ancora?”, ma: “Vederti così mi spezza il cuore. Hai tutto il diritto di stare male, e io sono qui ad accogliere il tuo dolore per tutto il tempo necessario. Ti ascolto, se vuoi”. Grazia non ha bisogno di risolvere un problema, ma di sentirsi capita. Ha bisogno che Alfio si assuma le sue responsabilità e, insieme, empatizzi con la sua sofferenza.
Spesso, in una coppia, la scoperta del tradimento assomiglia a un grave incidente stradale. Il partner tradito è in barella, con una gamba fratturata. Quella gamba va prima ingessata e riabilitata – e questo può accadere solo se chi ha tradito non pretende che l’altro corra su una gamba spezzata. Alfio deve accettare che, per i prossimi mesi, l’obiettivo non sia far smettere di piangere Grazia, ma imparare a stare nel suo dolore. Il suo compito non è risolverlo: è contenerlo. Grazia, da parte sua, userà lo spazio della terapia per fare le domande più dolorose. A casa, per non esaurire le energie di entrambi, serviranno lunghe finestre di tregua.
Col tempo, se il processo non viene forzato – con il rischio di restarci invischiati: conosco coppie bloccate in un loop di espiazione infinita – nasceranno nuove regole condivise. Si tornerà a investire in appuntamenti romantici, a scherzare, a ricostruire un’intimità fisica e intellettuale. E la relazione smetterà di essere “quella di prima, riparata”, per diventare un matrimonio completamente nuovo.
Restare o andarsene
C’è una frase che si dice spesso, nell’ipotesi che un tradimento arrivi: “Se lo scoprissi, lo lascerei subito”. Nel momento in cui viene pronunciata, è una frase onesta. Ma la vita, nel suo svolgersi, raramente rispetta i copioni che proviamo a scriverci in anticipo.
Perché lasciare o restare non è mai solo una questione di principio. È una questione di storia. Di cosa una coppia ha costruito insieme e di quanto quella costruzione pesa e ha valore. Davanti allo stesso tipo di ferita, due persone possono scegliere strade opposte, restare o andarsene, ed essere entrambe nel giusto per sé.
Alfio e Grazia hanno attraversato una vita intera sostenendosi a vicenda. Hanno cresciuto una famiglia, alzato insieme il proprio livello sociale, aperto nuove strade per sé e per i figli. Sono stati, per quarant’anni, una squadra vera. Poi, negli ultimi due anni, i problemi di salute di Alfio lo hanno portato a chiudersi in se stesso, e la coppia si è un po’ allontanata. Lui pensava fosse normale – “stiamo insieme da così tanto tempo” – come se la lunga durata di una relazione la mettesse al riparo dal bisogno di essere coltivata. Non è così. Nessuna relazione, nemmeno dopo quarant’anni, smette di aver bisogno di cura.
Non ti ho mostrato uno scorcio della loro storia per dire che tutti dovrebbero restare. Né penso che tutti dovrebbero andarsene. L’ho fatto perché è un tema che tocca corde diverse in ognuno di noi, e le risposte giuste sono tante quante le storie che le contengono.
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