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In seduta con Viola
“Domenica pomeriggio, quando stava per ripartire, mi è venuta di nuovo l’angoscia.”
Mentre lo dice, Viola spalanca un po’ gli occhi. Come se, nonostante il tè caldo davanti a lei e Iago che le riposa accanto, stesse rivivendo la stessa sensazione di allarme. “Nonostante tutto quello che ti ho raccontato, che siamo stati bene insieme e quanto è stato carino con me, ero lì a chiedermi se volesse rivedermi.”
Segue una pausa.
“Poi mi sono detta: Viola, lo hai già fatto troppe volte in passato, l’errore di chiuderti in te stessa e nelle tue paure, creando distanze incomprensibili che hanno causato solo danni. Fatti un favore e corri il rischio di chiedere.”
Lo sguardo si ammorbidisce. Accenna a un sorriso.
“E allora ho chiesto: ma io e te ci rivediamo?” e quasi sento lo stesso tuffo al cuore che immagino abbia sentito lei nel prendere il coraggio a due mani.
Poi scuote la testa, quasi ridendo, ma anche stupita: “E lui mi ha guardata sorridendomi con tenerezza, come se fossi matta, ma in modo buono. E mi ha detto: ‘Viola, dobbiamo prenderci cura di noi.'”
Altra pausa. “Io non ero certa di capire, così gli ho chiesto: nel senso io di me e tu di te, della serie ognuno si faccia la vita sua, ma ovviamente non gliel’ho detto” specifica sogghignando “o di noi due?”
“Sai cosa mi ha risposto?”
Aspetto.
“‘No Viola, di noi due. Se ci sono preoccupazioni o perplessità ce le dobbiamo dire. E certo che ci rivediamo, dobbiamo solo organizzarci.’ Quasi non ci credevo.”
E so che è proprio così.
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Non tutti viviamo l’intimità allo stesso modo
Non tutti viviamo l’intimità allo stesso modo. C’è chi non ne ha paura, chi la insegue con ansia e chi, appena arriva, fa di tutto per tenerla a distanza. La ricerca sulle relazioni sentimentali ha identificato tre modi principali con cui una persona percepisce e risponde alla vicinanza affettiva: sicuro, ansioso e sfuggente.
La persona sicura non teme l’intimità né la sente fuori dalla sua portata. Si mostra dolce, presente, affettuosa. Quella ansiosa la cerca di continuo, ma è spesso tormentata dal dubbio di non riuscire a tenerla o, peggio, di non meritarla davvero. Quella sfuggente, invece, la identifica con una minaccia alla propria indipendenza: appena sente qualcuno avvicinarsi, comincia, quasi senza accorgersene, a ricreare distanza.
(Per approfondire, ti consiglio “Insieme. La scienza delle relazioni” di Amir Levine e Rachel Heller, edito da Tea.)
Viola, in questo schema, fa parte del secondo tipo, quello ansioso. E sa, perché lo abbiamo visto insieme, che una delle caratteristiche del suo modo di funzionare in amore è essere particolarmente sensibile ai mutamenti emotivi delle persone a cui si affeziona. Il che, di per sé, è un vantaggio: significa che sa cogliere sfumature che altri non vedono. Ma il problema è che tende a interpretarle in fretta, e quasi sempre in modo catastrofico.
Chi ha uno stile ansioso cerca conferme, interpreta i silenzi come rifiuto, fatica a stare nell’incertezza. Può essere snervante, soprattutto se si ha a che fare con una persona che ha lo stile opposto, quello sfuggente.
Si può imparare ad amare diversamente
La buona notizia è che lo stile di attaccamento non è un destino. La ricerca ha mostrato che è possibile sviluppare quella che viene chiamata sicurezza guadagnata: con un buon percorso su di sé, o attraverso relazioni affettive stabili e nutrienti, anche chi parte da un funzionamento ansioso può imparare a stare nell’incertezza senza catastrofizzare, a chiedere senza sentirsi paralizzato dalla paura del rifiuto, a stare vicino all’altro senza perdersi, senza farne cioè il proprio centro di gravità assoluto.
Lo so perché ci sono passata anch’io. Per anni ho avuto uno stile di attaccamento ansioso, e se hai letto “Semplicemente Single” puoi vederlo tra le righe. Oggi, anche grazie a tanta psicoterapia come paziente, svolta a più riprese tra i miei 20 e i 40 anni, posso dire di essere una sicura guadagnata. Ammetto che l’ansia è ancora lì, affezionata e testarda, nascosta nell’inconscio: nei momenti in cui sto particolarmente bene con mio marito, soprattutto in viaggio, la notte a volte sogno che mi lascia, mi tradisce, mi tratta con freddezza. Di giorno, però, il mio allarme è spento. E mi godo la sua presenza, libera da angosce inutili.
Viola ci sta lavorando. Quella domanda, “Ma io e te ci rivediamo?”, ne è la prova. E la risposta di Samuele fa ben sperare. Samuele: l’uomo che ha conosciuto una sera in paninoteca a Milano e che, due settimane dopo, è partito per vivere sei mesi a Madrid.
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E tu?
Chissà, forse le mie parole di questa domenica hanno toccato dei temi anche un po’ tuoi. Se hai voglia di scrivermi, puoi farlo rispondendo a questa newsletter, o su IG. Non mi è possibile fare consulenze scritte, ma leggo sempre con piacere.








