L’articolo che stai per leggere è tratto dalla newsletter di Carolina, per riceverla in anteprima puoi iscriverti qui.
Viola è tornata
Pochi giorni dopo aver inviato la newsletter in cui ti parlavo di Viola e del suo coraggio di chiedere (la trovi qui), rivedo Viola in studio.
È appena rientrata da un viaggio di dieci giorni in moto, propostole da Emanuele, e nonostante la sua abituale vitalità, ha l’aria piuttosto provata. La voce è più bassa del solito e lo sguardo è, a tratti, velato, come se stesse rivedendo immagini a cui non riesce bene a dare un senso.
E infatti: “Ho bisogno di fare chiarezza, anche se forse è già tutto chiaro, ma una parte di me non capisce, mi sento davvero disorientata”, esordisce Viola dopo i nostri saluti iniziali.
Mi dice che il viaggio è stato molto stancante, con tante ore in moto ogni giorno, e si chiede se forse la stanchezza ha reso tutto più difficile e faticoso da gestire: le emozioni, le percezioni, le parole.
Me ne parla nell’ordine in cui le sono rimaste addosso.
“Passava tantissimo tempo su Instagram. Le storie di viaggio, i messaggi con amici che non conosco. E continuava a guardare le altre donne. In passato sono stata gelosa, ma in questo caso non era una mia paura, era un comportamento evidente. Mi sentivo come se la mia presenza lì, in fondo, contasse poco. Come se io contassi poco. Nonostante le sue dichiarazioni in cui mi diceva che con lui dovevo sentirmi al sicuro, che dovevo affidarmi e fidarmi di lui.
“ Poi, un giorno, mentre camminavano, Emanuele si è lasciato scappare un apprezzamento su una ragazza che passava davanti a loro. Deciso. E non elegante.
Viola non ci ha visto più, e gli ha detto quello che pensava con una franchezza forse eccessiva – lei stessa sa che è un punto su cui deve lavorare. In tutta risposta Emanuele, dopo averle comunicato senza mezzi termini quanto si sentiva infastidito e offeso dalle sue parole, ha spostato le cose su un altro piano.
“Io sono fatto così. Non lo considero una mancanza di rispetto, visto che siamo qui insieme io e te è ovvio che tu per me sei importante. Ma ho bisogno di varietà.
“ E poi, dopo cinque mesi che si conoscevano: “Ma come, non lo sai? Ho sempre tradito le mie ex perché non riuscivo a stare in una relazione monogama. La relazione con la mia ex moglie ha potuto durare molto più delle altre perché eravamo una coppia aperta.”
Dopo il ritorno di Viola a Milano, Emanuele ha continuato a cercarla da Madrid. Le ha scritto che ciò che hanno insieme è troppo bello per perderlo.
Viola gli ha risposto: “Scusami Emanuele se in questi giorni sono un po’ distante, ma devo ancora metabolizzare quanto ci siamo detti in viaggio.”
Lui ha risposto con l’emoji del pollice alzato.
Scopri di più sulla terapia dell’individuo e della coppia con Carolina
Perché alcune persone non dicono tutto
Forse ti è venuta voglia di fare la morale a Emanuele e chissà, magari ti aspetti che ti dia manforte. In effetti sarebbe facile. Archivierebbe velocemente questa storia con il bollino: “Non ci si comporta così” e le etichette, si sa, rinfrancano facendoci sentire migliori della persona che giudichiamo – un po’ come succede quando guardiamo un reality un po’ trash e ci diciamo che noi, certe cose, non le faremmo mai.
Ma a parte che non conosciamo davvero Emanuele, mi interessa piuttosto aprire una riflessione, e provare a rispondere a una domanda che si è fatta un’amica di Viola, e che mi sono fatta subito anch’io quando ho ascoltato questa storia: perché non gliel’ha detto prima?
Una persona è libera di avere l’orientamento relazionale che vuole, ma non è un dettaglio trascurabile. Perché parlare per cinque mesi di coppia, di fiducia, di “prenderci cura di noi due”, per poi fare una rivelazione improvvisa, come se fosse sfuggita di mano, in un viaggio in moto, lontani da tutto?
La risposta che mi sono data, e che ho verificato diverse volte sia nella mia storia che in quelle che ascolto ogni giorno, potrebbe sembrarti di una semplicità sconcertante ma tant’è: alcune persone non dicono tutto semplicemente perché non pensano sia il momento giusto. Finché il momento giusto arriva da solo, magari sull’onda di un conflitto.
A volte è vera e propria manipolazione: non dico nulla sino a quando non sarà così coinvolta (o coinvolto) che lo accetterà. Altre volte è paura: ho paura di dire la verità perché temo che, dicendola, perderei una persona che mi piace molto… quindi provo prima a conquistare la sua fiducia, il resto verrà. Altre ancora, è inconsapevolezza: mi muovo nel mondo senza riflettere troppo sulle conseguenze che il mio comportamento, inclusi i miei non detti, possono avere sugli altri. Ovviamente nessuna di queste tre spiegazioni esclude categoricamente l’altra. E intanto il tempo passa.
Resta che l’effetto su chi riceve la verità in ritardo è sempre lo stesso: la sensazione di aver costruito qualcosa su un terreno che non era quello che credevi, e che può lasciarti in preda a mille dubbi e domande non solo sull’altra persona, ma su di te, sulla tua capacità di leggere la realtà, e su ciò che vuoi davvero (degli effetti delle cose non dette, ho parlato anche qui).
E tu?
Forse leggendo ti sei riconosciuta in Viola, o magari in Emanuele.
Tra un paio di settimane ti parlerò dell’altra faccia della medaglia: non di chi tace, ma di chi aggiunge. Di chi costruisce una storia a partire da ciò che sogna, trascurando o edulcorando gli elementi di realtà. È un meccanismo diverso, ma produce la stessa delusione.
Nel frattempo, se hai voglia di scrivermi, puoi farlo rispondendo a questa newsletter, o su IG. Non mi è possibile fare consulenze scritte, ma leggo sempre con piacere.









