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Come ho imparato a riconoscere le green flag e perché è stato un punto di svolta
“Esistono? 😍😄”
“Stanno già in un altro pianeta o dove si trovano? 😂”
“Dovrebbe essere la normalità e invece… 🙄”
“E poi lo ghosti perché non ti tiene testa e non senti il brivido.”
“Beh, in effetti non sono da sottovalutare, nel vero senso della parola. Sono difficili da trovare, è vero, ma anche da mettere in pratica. Bellissime, impegnative. Mi rendo conto che c’è da lavorare, forse prima di tutto su se stessi. Almeno per me…”
“La cosa importante è capire quanto noi e le persone che abbiamo intorno siamo disposte a renderci felici. Nessuno è perfetto, e se vedete solo red flag è perché non siete bravi a cogliere persone giuste intorno a voi.”
Un po’ di tempo fa ho pubblicato su Instagram un carosello intitolato 8 green flag che contano più di quanto pensi (lo trovi qui) che, mentre ti scrivo, ha raggiunto quasi 5 milioni di visualizzazioni.
Forse perché il tema è molto caldo. Forse perché offre una bussola semplice e concreta. Forse perché mostra che l’amore sano può esistere. Che ci sono persone che ascoltano, che sanno restare, che chiedono scusa. E, forse, anche perché le persone si riconoscono non solo nel desiderio di essere amate così, ma anche nella voglia di imparare a diventare così.
Non a caso, i commenti oscillavano tra chi diceva che sono difficili, se non impossibili, da trovare; chi che è altrettanto difficile incarnarle; e chi – con una punta di ironia – si chiedeva se esistano davvero. C’era anche chi, non nascondendo l’amarezza, diceva che in fondo non serviva a nulla coltivarle, perché aveva incontrato solo persone incapaci di apprezzarle. Capisco.
Non sono tempi semplici per le relazioni. E non credo nemmeno che lo fossero ai tempi dei nostri genitori: semplicemente, c’erano percorsi più lineari, aspettative sociali più rigide e un senso di “dovere” che spesso sostituiva la scelta.
Da una prospettiva attuale tutto questo può sembrare rassicurante – la promessa di una stabilità che oggi ci manca – ma era anche un sistema che rendeva molto difficile uscire da un matrimonio infelice, anche dopo aver fatto di tutto per salvarlo. Oggi abbiamo più libertà, ma anche più complessità. E la libertà che abbiamo, per non trasformarsi in smarrimento, richiede consapevolezza.
Per esperienza personale so che la speranza non è mai da perdere
Viviamo in un mondo veloce, frammentato, pieno di distrazioni e di ferite emotive non elaborate. Molte persone si avvicinano agli altri con prudenza, se non con diffidenza.C’è paura di esporsi, paura di sbagliare, paura di soffrire di nuovo. Eppure, per esperienza personale, so che la speranza non è mai da perdere.
Sono stata single per anni. Ho incontrato mio marito a 46 anni, e posso dire in tutta onestà di non essere stata in grado di riconoscere l’importanza di certe green flag per molto tempo – diciamo fino quasi al finire dei miei trenta.Non perché fossi “scema”, come a volte scherzosamente dico, ma perché ognuno ha il proprio percorso.
A un certo punto, però, ho iniziato a mettere insieme i pezzi. Ho capito che non potevo controllare chi avrei incontrato, ma potevo scegliere chi volevo essere mentre non chiudevo il cuore alla speranza di incontrare, un giorno, una persona che fosse davvero giusta per me (“Il tuo Carolino”, come diceva una delle mie più care amiche).
Mi sono chiarita sempre di più le idee su cosa contasse davvero in una relazione sana, matura, di quelle in cui si può crescere insieme a tutte le età. E ho iniziato a impegnarmi per incarnarlo – nei limiti del possibile, ovviamente, perché siamo tutti in continua evoluzione e nessuno di noi è mai un perfetto insieme di green flag.
Così, ho scoperto ciò che in teoria sapevo già da tempo, ma che si è fatto finalmente vivo: più diventiamo persone emotivamente mature, più attraiamo persone emotivamente mature.
Più diventiamo persone emotivamente mature, più attraiamo persone emotivamente mature
È una verità scomoda, ma qualcuno deve pur dirla. Il punto è che nelle relazioni non attraiamo tanto ciò che desideriamo, ma ciò che siamo pronti – emotivamente – a sostenere. Se dentro di noi ci sono confusione, paura o irrisolti, finiamo spesso per chiamare nella nostra vita persone che li rispecchiano, anche senza volerlo.
Non è una punizione: è un modo della vita di mostrarci dove siamo e dove abbiamo bisogno di crescere.
Quando invece iniziamo a lavorare su di noi, qualcosa cambia nel modo in cui guardiamo gli altri. Certe dinamiche smettono di sembrarci affascinanti, certi comportamenti non ci sembrano più “normali”. Diventiamo più capaci di dire “no” senza sentirci sbagliati e più aperti a dire “sì” a chi sa esserci davvero.
Le persone emotivamente mature non sono perfette ma sanno prendersi la responsabilità delle proprie emozioni, chiedere scusa quando serve, restare nel dialogo invece di fuggire. E quando impariamo a fare lo stesso, il tipo di amore che costruiamo cambia di qualità: meno montagne russe, più terra sotto i piedi. Meno bisogno di essere salvati, più voglia di camminare insieme.
E anche se il grande amore non arriva con uno schiocco di dita – dallo sviluppo di alcune consapevolezze ci ho messo comunque anni a incontrare mio marito – c’è una certezza: quando impari a vedere (e a praticare) le green flag, smetti almeno di perdere tempo in storie che non portano da nessuna parte. E questo, credimi, è già un enorme passo avanti.
Ti auguro di incontrare – o di riconoscere – qualcuno che ti faccia stare bene, ma soprattutto di diventare una di quelle persone che fanno stare bene gli altri, senza dimenticare sé stessa.
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