Questo articolo è tratto dalla newsletter di Carolina, per riceverla in anteprima puoi iscriverti qui.
Negli ultimi giorni sono stata intervistata da Ilaria Solari per Donna Moderna su un tema affascinante e delicato: il significato e l’impatto delle cose non dette nelle relazioni di coppia. L’occasione è stata l’uscita del nuovo film di Gabriele Muccino, Le cose non dette, che arriverà nelle sale il 29 gennaio.
Preparandomi all’intervista, mi sono accorta che questo tema merita più spazio di quanto possa contenere una singola conversazione o un articolo. Perché le cose non dette non sono tutte uguali: alcune proteggono, altre allontanano, altre ancora cambiano in profondità il modo in cui una relazione viene vissuta. Così, ho pensato di approfondire e condividere qui, in newsletter, alcune riflessioni che nascono dal lavoro clinico e dall’ascolto quotidiano delle storie delle persone e delle coppie che incontro.
Quella che stai leggendo è la prima parte. Parla delle cose non dette che non sono bugie, ma pause, silenzi che servono, spazi di elaborazione. Con la seconda parte, entreremo invece nel territorio più complesso delle omissioni che allontanano e delle verità che, quando mancano, violano il patto di fiducia.
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L’intimità non è accesso totale
“Voglio sapere tutto di te”, disse lui.
Erano seduti uno di fronte all’altra, con i piatti ormai vuoti e i bicchieri ancora a metà. Fuori era già buio, dentro c’era una luce morbida, quella che arriva all’inizio di ogni storia.
Lei sorrise. Non perché avesse qualcosa da nascondere, ma perché sapeva che quel tutto non era letterale. Non parlava di ogni pensiero fugace, di ogni dubbio passeggero, di ogni paura che attraversa la mente senza chiedere permesso. Parlava di ciò che conta, di ciò che resta e fa di te la persona che sei.
Ogni coppia, quando s’innamora, attraversa la fase del “Voglio sapere tutto di te”. S’intrecciano storie, ricordi, ferite, sogni. E anche quando il tempo passa e le giornate si riempiono di incombenze di ogni genere, se la relazione funziona bene il desiderio di ritrovarsi resta.
Ma attenzione: anche le coppie sane non si dicono tutto. L’intimità tra due persone si costruisce sulla fiducia, non sulla pretesa di avere accesso a ogni pensiero dell’altro. Si fonda sul sapere, entrambi, che quel “tutto” in realtà coincide con “ciò che è davvero importante”: tu sai che non ti terrei all’oscuro di verità capaci di danneggiare te e la nostra relazione, e io so che tu saresti in grado di ascoltarmi, anche quando non è facile.
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Il silenzio che serve a riflettere
Era rimasto molto ferito da quella che aveva vissuto come una trascuratezza grave. Non una distrazione qualunque, ma qualcosa che aveva toccato un punto sensibile. Seduto da solo, con il telefono acceso tra le mani e una risposta pronta che non aveva mai inviato, decise di non dire nulla. Non per punire, non per chiudere, ma perché sentiva di aver bisogno di tempo: per metabolizzare, per calmarsi, per capire cosa stesse davvero succedendo dentro di lui prima di potergliene parlare.
A volte le cose non dette servono a proteggere uno spazio interno, non a nascondere una verità. Possiamo scegliere di non dire subito, per esempio, quando siamo alle prese con pensieri transitori e abbiamo il ragionevole dubbio che, lasciando passare un po’ di tempo, potrebbero avere un peso diverso. Quante liti inutili nascono dal dare troppa importanza a un pensiero passeggero…
E possiamo anche scegliere di stare in silenzio quando sappiamo di dover prima elaborare da soli le emozioni che proviamo, non per reprimerle o cancellarle, ma per modularle in modo tale che, se poi fosse importante parlarne, la comunicazione risulti meno ostile e più comprensibile.
La differenza chiave è quella tra il contenere e il trattenere. Quando contengo, mi prendo il tempo per capire cosa sto vivendo, per non agire impulsivamente e finire con il dire o fare cose di cui, poi, potrei pentirmi. Si tratta di proteggere uno spazio interno e, con esso, la relazione. Non di nascondere qualcosa. Quando trattengo, invece, non dico perché temo le conseguenze, il conflitto o il cambiamento. Ed è qui che entriamo nella categoria delle cose non dette che, nel tempo, possono erodere la fiducia e fare grandi danni. Quelle che non proteggono, ma alterano la realtà della relazione.
Ne parleremo nella seconda parte. Per ora, ti invito a restare con questa distinzione: non tutto ciò che non diciamo è una bugia, ma non tutto ciò che tacciamo è innocuo.










