In seduta
Marika ed io ci incontriamo su Zoom, in un buio pomeriggio di gennaio. C’è stata la pausa di Natale e non ci vediamo da un po’, ma sono quasi certa che Marika, che come sempre è in anticipo, vorrà aggiornarmi su come sta andando la sua relazione con Mattia.
A dicembre, ci siamo salutate entrambe con un carico di preoccupazione. Nonostante si dichiarasse sempre più stufa, Marika era preoccupata di come poter far funzionare le cose tra lei e Mattia. Io, invece, ero preoccupata per lei. Mi sembrava nuovamente scivolata in un anfratto cupo, dove per essere amati si devono fare i salti mortali – e comunque anche quelli non bastano perché partner troverà comunque qualcosa che non va in te.
Come mi immaginavo, Marika esordisce parlando di lei e di Mattia: “Non ne posso più, sono stanchissima, non so più cosa fare”.
Mi racconta che Mattia, nonostante le avesse promesso il contrario, ha deciso solo all’ultimo se avrebbero o meno trascorso la sera di Natale insieme. E che il giorno dopo, senza uno straccio di spiegazione, non l’ha nemmeno accompagnata a casa ma l’ha portata alla fermata del bus. Ogni volta che Marika contesta i suoi comportamenti, lui le risponde che non si rende conto di tutti i sacrifici che fa per lei e che è un’ingrata piena di pretese.
Quando Marika esprime i propri bisogni, Mattia la svaluta, e insiste che è esagerata e drammatica. Ma se Marika non le risponde nei modi che lui si aspetta, allora va su tutte le furie e minaccia di lasciarla.
Verso la fine del nostro incontro, con la disperazione negli occhi, mi dice: “Forse dovrei semplicemente smettere di protestare, fingere di essere un’altra persona e tutto si placherebbe”.
Le rispondo che il suo problema non è che protesta, ma che resta.
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Siamo noi a scegliere le persone che entrano nella nostra vita
Marika è così preoccupata di poter perdere Mattia che sta iniziando a credere davvero di essere lei quella sbagliata. Si racconta che se farà la brava, se non lo deluderà, se nasconderà i suoi bisogni, se non farà richieste, se si plasmerà sulle sue… allora Mattia si placherà. Fatica a vedere quanto Mattia assomigli a sua madre: un’eruzione pressoché continua di richieste e lamentele, con rari momenti d’inattività, da cui il padre di Marika, che è sempre rimasto accanto alla moglie, sembra essersi protetto diventando sempre più compiacente nei modi e parco di parole.
È la seconda volta che Marika sceglie, per una storia importante, un partner che nel tempo si rivela in tutta la sua carica psicologica aggressiva e sminuente. Sono molto contenta che abbia avuto il coraggio di intraprendere una psicoterapia.
È vero che a volte le relazioni sentimentali finiscono semplicemente perché la persona che abbiamo incontrato non era la persona giusta. Ma siamo noi a scegliere le persone che entrano nella nostra vita – anche se ammetterlo non è una notizia sempre facile da mandare giù.
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Se osservando le scelte che facciamo ci accorgiamo che alcune vicende si ripetono, in una sorta di trama in cui i personaggi in apparenza cambiano, ma le storie in fondo si somigliano, dobbiamo per forza guardarci dentro. Altrimenti, finiremo per riprodurre sempre le stesse dinamiche con persone diverse, magari giungendo persino a raccontarci che è colpa degli altri o che, salvo una manciata di persone incredibilmente fortunate, in fondo a tutti succede così.
È una credenza che, se da una parte ci rassicura rispetto al timore di essere sbagliati – tanto più forte quanto più scambiamo gli errori per giudici invece che riconoscerli come insegnanti – dall’altra porta alla disperazione: se nulla dipende da noi, allora siamo davvero in balia degli scherzi del destino.
Lasciare andare non è semplice
Eppure, è molto difficile lasciare andare ciò che non ci serve e che continua a ferirci. In quanto esseri umani, abbiamo tutti un’attrazione fortissima verso ciò che ci è famigliare, anche quando ci fa male. Per alcuni di noi, è l’acqua in cui nuotiamo da sempre, al punto da non sapere neanche cosa sia l’acqua. Lo disse persino Einstein, un giorno: “Che ne sa un pesce dell’acqua in cui nuota per tutta la vita?”.
E poi, lasciare andare, così come ogni trasformazione autentica, non accade per forza di volontà. Ci vogliono: la consapevolezza che il ripetersi di alcune dinamiche dipende da noi, e un lavoro su di sé che parta dal sentire visceralmente quanto ci fanno male per costruire possibilità diverse di prenderci cura di noi. E poi, serve accettare che lasciare andare è un po’ come fare un salto nel vuoto: tocca fare un atto di fiducia nel fatto che atterreremo sani e salvi o, chissà, magari nel vuoto impareremo a volare.
La verità è che guarire a volte ha un sapore dolceamaro. Vuol dire essere sempre più disposti a perdere: fantasie, persone, dinamiche che nell’immediato ci attraggono ma, nel lungo termine, ci danneggiano.
Ma anche se non sempre riusciamo a vederlo prima che accada, è solo lasciando andare che possiamo incontrare, e invitare nella nostra vita, le persone e le relazioni giuste per noi.
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