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La scorsa domenica ho iniziato a parlare delle cose non dette: di quei silenzi che non sono bugie, ma pause necessarie, spazi di elaborazione, modi per prendersi tempo e proteggere la relazione. Se non l’hai letta, puoi recuperare la prima parte qui.
Oggi entriamo invece in un territorio più complesso e delicato. Quello delle cose non dette che non proteggono, ma alterano la realtà della relazione. Quelle che nascono dalla paura e finiscono per violare il patto di fiducia. Parleremo del paradosso dell’amore, delle bugie e delle omissioni, e delle conseguenze profonde che possono avere quando ciò che manca non è una parola, ma una verità.
Il paradosso dell’amore
Era seduto sul bordo del divano, con una frase che gli girava in testa da giorni. Sapeva, in cuor suo, che non era una richiesta enorme, né una pretesa irragionevole. Eppure continuava a rimandare. Ogni volta che immaginava di dirla, sentiva salire una paura antica, sproporzionata: e se chiedendo troppo si arrabbiasse e rischiasse di perderlo? Così restava lì, sospeso, a domandarsi se fosse davvero amore quello che provava, o solo il timore di lasciarlo andare.
Esiste un paradosso, in amore, che consiste nel fatto che più amiamo una persona, più abbiamo paura di perderla. Ma questo paradosso non riguarda tutte le persone allo stesso modo e diventa particolarmente difficile da sostenere per chi è cresciuto in contesti in cui l’amore era condizionato, fragile, imprevedibile. Chi ha imparato presto che, per essere amato, era necessario adattarsi.
Se questo è il tuo caso, è possibile che per te l’amore, insieme all’incontro, porti anche allerta. E che più il legame diventa importante, più si attivino memorie antiche che ti fanno pensare che chiedere possa allontanare l’altro, che non essere d’accordo possa costarti caro e che esprimere i tuoi bisogni più autentici significhi essere pesante.
Da single, questo potrebbe portarti ad accettare situazioni di compromesso, magari fingendo persino che ti vadano bene, perché chiedere di più ti sembra una pretesa impossibile e rischiosa – quanti danni fa l’amore non garantito. In coppia, il rischio è di mettere i tuoi bisogni tra parentesi: non disturbi, non chiedi, non ti esponi. Per paura di ferire, di deludere, di non essere più scelto… limi, rimandi, taci.
Ma ciò che non diciamo per non perdere la relazione è spesso ciò che, nel tempo, la indebolisce. L’amore non si nutre solo di armonia, ma di realtà condivisa. E quando la realtà non trova parole, trova altri modi per manifestarsi: distanza emotiva, tensioni sottili, silenzi carichi.
Amare non è smettere di avere paura di perdere l’altro, ma imparare a riconoscerla e non lasciare che sia lei a decidere cosa può essere detto e cosa no. È scegliere, quando possibile, di rischiare una verità piuttosto che una protezione che, alla lunga, allontana. È un tema più frequente di quanto si creda in psicoterapia e, in questi casi, il lavoro non è “imparare a dire tutto”, ma legittimare i propri bisogni. L’amore adulto non chiede adattamento costante, ma presenza reciproca.
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Bugie e omissioni
Era una conversazione qualunque, mentre si preparavano per coricarsi, con le luci abbassate, quando una frase detta quasi per caso fece emergere una crepa. Nulla di clamoroso. Solo una risposta evasiva, una sfumatura stonata. “Oggi, alla festa, sembravi distante. È successo qualcosa?” “No, sono solo stanca, davvero.” Lui annuì, ma dentro sentì una sorta di disallineamento, come quando qualcosa non torna ma non sai ancora darle un nome. Decise di lasciar correre. Non immaginava che ciò che mancava in quella risposta avrebbe pesato più di tutto ciò che era stato detto.
Infine eccole: le cose non dette che non sono pause, né spazi di elaborazione, ma vere e proprie bugie e omissioni. Quelle che riguardano fatti, scelte, comportamenti o parti di vita che, se conosciuti, permetterebbero all’altra persona di capire dove si trova e di scegliere in modo libero. Qui non siamo più nel campo della protezione, ma in quello della violazione del patto di fiducia.
Succede quando non si dice che una relazione parallela non è davvero chiusa, quando si minimizza un tradimento scoperto definendolo “irrilevante”, quando si omette di avere un dubbio profondo sul futuro insieme, quando si lascia credere all’altra persona di amarla ancora mentre, interiormente, si è già altrove. In questi casi il silenzio non protegge: altera la realtà in cui l’altro vive la relazione.
Accade per paura delle conseguenze. Perché non si vuole affrontare il dolore dell’altro, il conflitto, la responsabilità di una eventuale scelta. Ma anche per la difficoltà di tollerare l’immagine di sé come persona che può deludere, ferire, far soffrire. Così si finisce per rimandare, edulcorare e tacere non per amore, ma per evitare un crollo interno. Non per l’altro, ma per sé.
A volte l’altro sente che qualcosa non torna, ma non ha tutti gli elementi per capire. Altre volte è completamente ignaro. E quando la verità emerge, il dolore non è dato solo dall’accaduto, ma anche dal tempo trascorso a vivere in una realtà che falsata.
Come a chiunque sia stato profondamente tradito o abbia accanto qualcuno che abbia vissuto quest’esperienza, l’impatto del tradimento è spesso dirompente e non a caso alcuni autori hanno osservato che, per come si manifesta, può evocare sintomi simili a quelli del disturbo post-traumatico da stress. Jennifer Freyd ha parlato di betrayal trauma, Janis Abrahms Spring di post-infidelity stress, e Sue Johnson ha descritto il tradimento come una frattura profonda del legame emotivo: qualcosa che rompe il senso di sicurezza di base nella relazione e genera intrusioni mentali, ipervigilanza, una costante allerta e una crescente difficoltà a fidarsi sia dell’altro che di sé.
Certo, in psicoterapia di coppia si affrontano anche i tradimenti e non è detto che non possano essere elaborati e superati, se da entrambe le parti c’è ancora amore e il desiderio di tornare a una realtà condivisa. Riconoscere il danno delle omissioni non equivale a negare l’eventuale sofferenza di chi ha tradito, ma è imprescindibile affinché entrambi possano tornare a una relazione fondata su realtà condivisa, responsabilità e possibilità di scelta.
Essere ascoltati non è in contraddizione con l’assunzione di responsabilità: è spesso il primo passo perché la verità possa finalmente trovare parole e perché, se c’è ancora desiderio e spazio, il legame possa ripartire su basi più oneste e adulte.
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Per concludere
Le cose non dette non sono tutte uguali. Alcune proteggono, altre allontanano, altre ancora cambiano profondamente la realtà di una relazione. Riconoscerne la differenza non è semplice, ma è un passaggio fondamentale per chi desidera relazioni più vere e più libere. Non per dire tutto, sempre, ma per non vivere accanto a qualcuno dentro una storia che non è condivisa fino in fondo. Perché l’intimità non nasce dall’assenza di paura o di conflitto, ma dalla possibilità di attraversarli insieme, senza che il silenzio diventi una distanza.









