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Questa è la storia di Federico e di Chiara. Di come hanno imparato a tacere i propri bisogni per non perdere chi amano.
In seduta con Federico
“Mi sono accorto di una cosa che facevo con Anna che mi ha un po’ insospettito. Quando la assecondavo in una sua richiesta – che ne so, andare a fare una gita fuori porta – poi tra me e me pensavo: ‘Beh, così ho un bonus. Prima o poi farà anche lei qualcosa per me’. Peccato che il bonus non arrivasse mai”, aggiunge con un ghigno dolceamaro.
Federico è cresciuto in una famiglia in cui il padre era il genitore forte, presente, quello che teneva insieme tutto. La madre, invece, era emotivamente imprevedibile. Federico ricorda giorni sì e giorni no. Nei giorni sì tutto scorreva sereno e poteva essere sé stesso. Nei giorni no, che arrivavano a durare settimane, la casa si riempiva di un silenzio pesante, in cui non bisognava fare rumore né “disturbare” la madre, perché “la mamma riposa”.
“Tua mamma è fragile, Federico. Non lo fa con cattiveria, bisogna proteggerla.”
E proteggere, spesso, significava non chiedere e farsi da parte.
Da bambino ha imparato che l’amore passa dal dare, dall’esserci, senza pretendere troppo. Oggi, nelle relazioni, fa lo stesso: ascolta, sostiene, si adatta. Fa molto e chiede poco. Non perché non abbia bisogni, ma perché ha imparato a tenerli in silenzio.
Dentro, però, i bisogni restano e vengono affidati a una speranza: “prima o poi qualcuno si accorgerà anche di me”. E quando questo non accade, Federico non protesta. Si ritira.
In seduta con Chiara
“Alla fine con Marco sto bene. Cioè… sto bene nonostante tutto”, dice quasi scusandosi.
La scoperta dei tradimenti, però, quando li ho visti insieme, la raccontava piangendo. Marco, da parte sua, diceva di non considerarli un problema: “Non c’entrano con quello che provo per lei e, se devo dirla tutta, sono anche un po’ stanco delle sue scenate”.
Chiara è cresciuta in un ambiente in cui l’affetto arrivava a tratti. Le botte, invece, non appena lei e le sorelle provavano a discostarsi dalle richieste dei genitori, erano certe. Ha imparato presto ad accontentarsi, a non chiedere troppo, a “fare la brava”, come dice lei, per non “rovinare” quello che c’era. Così oggi, nelle relazioni, tende a fare spazio all’altro anche quando quello spazio la ferisce, pur di non perderlo.
La presenza di Marco, in altri aspetti, la tranquillizza. Più del dolore che prova quando scopre l’ennesimo tradimento. Un dolore che resta spesso negato, perché metterlo al centro significherebbe rischiare di perdere tutto il resto. ”
Alla fine non è che mi tratti male. E poi, ammettiamolo: tutti gli uomini tradiscono”, dice.
E in quella frase c’è tutta la misura di quanto senta il bisogno di adattarsi e di quanto, in fondo, pensi di non poter chiedere di più da una relazione.
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Due storie diverse, un esito simile
Federico e Chiara arrivano da storie diverse, ma hanno imparato la stessa cosa: che per tenere il legame bisogna fare attenzione a non disturbare. Federico dando, aspettando che prima o poi qualcuno si accorga di lui. Chiara adattandosi, spostando sempre un po’ più in là il confine di ciò che per lei è tollerabile.
Nessuno dei due è “sbagliato”. Entrambi hanno sviluppato strategie che, un tempo, li hanno protetti, ma che oggi, nelle relazioni adulte, rischiano di diventare il luogo in cui ci si perde lentamente. Quando i bisogni vengono affidati al silenzio o alla speranza che l’altro cambi o se ne accorga, la relazione smette di essere reciproca e diventa un adattamento che, nel tempo, genera solitudine o risentimento. Spesso entrambe le cose, ed è comprensibile che accada quando un pezzo di sé si perde nella relazione.
Amare senza perdersi non significa amare di meno, né diventare più duri o iniziare a pretendere che l’altro si faccia carico di tutti i nostri bisogni insoddisfatti, appesantendo la relazione.
Amare senza perdersi significa imparare a restare presenti a sé mentre si resta in relazione con l’altro. Dare senza scomparire. Accettare senza annullarsi. Chiedere senza sensi di colpa. Iniziare a concepire la relazione come un territorio dove si esplora e si cresce insieme, invece che un luogo dove ci si annulla.
Crescere insieme è possibile, ma non è automatico. Richiede che ciascuno si assuma la responsabilità del proprio mondo interno, invece di consegnarlo al legame sperando che lo sistemi.
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Se ti risuona
E vuoi andare ancor più in profondità, c’è ancora un pezzo da esplorare: la diretta “Amare senza perdersi” che ho condotto con Francesca Beolchi, giornalista. Parte proprio da qui – da quanto può essere difficile esprimere i propri bisogni in amore – e va ancora più in dettaglio su come iniziare a farlo.









