L’articolo che stai per leggere è tratto dalla newsletter di Carolina, per riceverla in anteprima puoi iscriverti qui.
In seduta con Letizia
Letizia scuote la testa, sgrana gli occhi, sbuffa piano.
“Guarda Carolina, sono sempre più perplessa. Non capisco come Michele non si renda conto di com’è sua madre. Di quanto sia egoista e invadente. E soprattutto,” fa una pausa, “di quanto queste continue invasioni di campo impattino sulla nostra coppia. Sui ragazzi.”
Si ferma un momento, come se stesse raccogliendo le prove di un caso che ha già preparato più e più volte nella testa. ”
L’altro giorno persino Laura, la mia più grande, che è una dolciona, mi ha detto che la nonna sta diventando pesante. Telefonate ad alta voce mentre studia, nelle quali non perde mai occasione di fare la vittima e di parlare male di qualcuno.”
“Ne hai parlato con Michele?” le chiedo.
Anche se spero di sbagliarmi, temo di sapere già come sarà andata.
“Sì. Ma sai com’è lui: alla fine difende sempre la madre. Come se, da quando ha perso il marito, non fosse più capace di stare sola. E mi fa anche capire che ci resta male che io mi lamenti, come se non capissi la sua difficoltà, come se non lo sostenessi abbastanza.” La voce si abbassa di un tono. “Lui però non si cura minimamente della mia di difficoltà. Con sua madre a casa nostra da due settimane, e ancora non si sa quanto ci rimarrà, come se fosse la cosa più normale del mondo. Che si fa servire e riverire in tutto.”
“Che fatica,” le dico sospirando. “Già…” risponde lei, “non so dove andremo a finire, di questo passo.”
Nemmeno io, a dire il vero. Ma so che l’interferenza di un suocero, se mal arginata, può far sentire molto solo e tradito il partner che la subisce e portare, in certi casi, al divorzio.
In seduta con Chiara e Vanni
“Senti, ma come possiamo arginare i nostri genitori? Cioè, con quelli di Chiara ci siamo anche già abbastanza riusciti, vero Chiara?” dice Vanni guardando la moglie, un po’ sornione. Lei ridacchia.
“No perché devi sapere,” parte Chiara, spostandosi sul bordo del divano e prendendo la mano a Vanni, “che i suoi sanno essere tremendi. Al di là del fatto che per la festa della mamma non hanno neanche pensato che potessi essere festeggiata anch’io, tutto era incentrato su mia suocera, e io ci sono rimasta davvero male. Hanno la capacità di far sentire Vanni in colpa non appena non asseconda le loro richieste di portargli i nipotini che è incredibile. Lei inizia a mettere il muso, e il padre lo chiama dicendo che la mamma sta malissimo per colpa sua.”
Vanni annuisce lentamente, l’aria sorniona sparita.
“E tu abbocchi all’amo?” gli chiedo, con il sorriso di chi sa che per Vanni questa è una vecchia storia, ma anche che si sta impegnando tanto a cambiarla.
Chiara mi guarda oscillando il capo. Un po’ sì, un po’ no.
“A volte,” ammette lui, con la franchezza che lo contraddistingue. “Però la mia famiglia, con Chiara e i bambini, è la mia priorità. Non voglio che i nostri fine settimana girino intorno ai capricci dei miei genitori. Che peraltro fanno fare la qualsiasi a mio fratello, perché sai, lui poverino, mentre rompono le scatole in continuazione a me, che tutto quello che faccio non è mai abbastanza.”
Chiara lo guarda con sollievo e tenerezza.
In seduta con Mara
“Ho detto a Claudio che non ne posso più degli attacchi di sua madre. Quando è troppo è troppo, e non può permettersi di parlare male di me con mio figlio. Per questo, da mesi, ho deciso di interrompere ogni rapporto con lei. Lui, però, non mi protegge.” Si ferma un secondo, come se stesse pesando ogni parola. “Mai una volta che avesse detto a sua madre che questi comportamenti non sono accettabili. E quando glielo dico, si ritira nel silenzio, come se fosse muto.”
“E come glielo dici?” le chiedo, sorridendo. Mara sa dove voglio arrivare, ci conosciamo da un po’.
Un attimo di pausa. Poi: ”Beh, in effetti alzo la voce, divento furiosa… lo attacco.” Sorride, imbarazzata, mettendosi una mano tra i capelli.
“E lui?” proseguo.
Mara respira. Come se stesse mettendo a fuoco qualcosa che ha già visto mille volte ma che fa ancora un certo effetto.
”Lui fa quello che si è abituato a fare per sopravvivere a una madre narcisista e a un padre con un disturbo bipolare grave: inibisce ogni emozione. O almeno, ci prova.”
Ecco.
Scopri di più sulla terapia dell’individuo e della coppia con Carolina
La domanda che dovremmo farci più spesso
La presenza di un genitore invadente (proprio o del partner) è un nervo scoperto per più di una coppia. Non a caso ne ho parlato anche un po’ di tempo fa per IoDonna.it, intervistata da Eleonora Gionchi (puoi leggere l’intervista qui).
Personalmente, ricordo bene la fatica che i miei genitori hanno dovuto ripetutamente fare, negli anni, per arginare l’atteggiamento svalutante nei confronti di mia madre da parte della mia nonna paterna, oltre che le indebite richieste di attenzione verso mio padre.
E so anche, per esperienza professionale, che l’influenza dei suoceri non è sempre visibile. Esiste anche a un livello implicito: una relazione importante non è solo l’unione di due persone, ma di modelli comportamentali appresi nelle famiglie d’origine.
Ogni partner porta con sé stili di vita, valori e modi di stare al mondo che possono generare malintesi anche quando non ci sono suoceri in vista. E ognuno tende a considerare il proprio modo di agire come quello “giusto”: rispetto a come si celebrano i momenti importanti, a come ci si prende cura di un genitore solo, a come si gestisce un conflitto. A meno di non aprirsi anche al vissuto dell’altra persona, si rischiano molte incomprensioni.
Anche quando le famiglie sono fisicamente distanti, ognuno di noi porta con sé gli stili di risoluzione dei conflitti, le modalità di espressione emotiva, le strategie di evitamento apprese crescendo. Se per esempio siamo cresciuti in un ambiente emotivamente instabile e abbiamo imparato a sopravvivere congelando le emozioni, quella strategia arriverà intatta nella coppia.
È il caso, per esempio, di Mara e Claudio: una suocera difficile c’è, ma il problema vero è quello che Claudio si porta dietro da molto prima di averla sposata.
E poi, c’è un aspetto spesso sottovalutato: il problema, quasi mai, sono i suoceri. Certo, comportamenti invadenti esistono, fanno male, e non vanno tollerati. Ma quando nella mia casa-studio, con Iago vicino, ascolto di suoceri che si presentano senza avvisare, che commentano ogni scelta, che fanno sentire in colpa con un’alzata di sopracciglio, la prima domanda che mi faccio non è tanto “come si gestiscono loro”, ma “cosa succede tra voi due quando questo accade?”
Purtroppo, come nel racconto di Letizia, spesso il vero problema per la coppia è che uno dei due partner non è ancora uscito completamente dalla sua famiglia d’origine. Magari è fuori casa da anni, ma psicologicamente è ancora, in qualche misura, più figlio che partner.
Allora, il momento più delicato, quello in cui si gioca la relazione, non è quando la suocera chiama per la quarta volta in un giorno. Ma è quando l’altro risponde con un “sai com’è fatta, non ci puoi fare niente.” È una frase in apparenza innocua, ma può erodere la fiducia tanto quanto un tradimento. Dice: in questo momento, non sono dalla tua parte. E se non sei dalla mia parte, io e te cosa siamo davvero e dove pensiamo di andare?
L’alleanza di coppia non è un concetto romantico, ma una scelta concreta. E quando arriva una pressione esterna, da chiunque provenga, potersi guardare e sapere di essere alleati fa tutta la differenza. Non si tratta di mettere i genitori contro il partner, né di recidere legami affettivi importanti. Ma di sapere, entrambi, dove finisce la famiglia d’origine e dove inizia quella che avete scelto.
Se questa newsletter ti ha risuonato e hai voglia di raccontarmi qualcosa, puoi rispondere a questa email o scrivermi su IG. Non mi è possibile fare consulenze scritte, ma leggo sempre con piacere.









