A fine giugno è uscita su IoDonna.it una mia intervista, a cura di Francesca Gastaldi (la trovi qui). È nata da una riflessione di Martina Colombari, in occasione dei suoi 21 anni di matrimonio con Billy Costacurta.
L’ex Miss Italia, condividendo sul suo profilo IG alcuni scatti che la ritraggono insieme al marito, ha scritto: ”Se vi aspettate che il rapporto sia una continua luna di miele fatta di perfezione, resterete delusi. Tu hai la tua vita, lui ha la sua vita e costruite ponti tra l’uno e l’altro. Non progredite separatamente, progredite insieme, tenendovi per mano, senza tuttavia fondervi”.
Parole che mi hanno dato lo spunto per raccontare cosa rende una relazione sana e duratura nel tempo. Perché l’attrazione e l’intesa iniziale sono importanti, ma da sole non bastano. L’amore ha bisogno anche di buone abitudini (guarda la diretta sulle buone abitudini per l’amore di giugno 2025).
Ecco tre esempi.
Non darsi per scontati
È un grande classico di alcune coppie, quando la relazione si stabilizza: si inizia a credere che la presenza dell’altra persona, il suo amore e le sue attenzioni, siano garantiti. E si smette di farla sentire speciale, di mostrarsi interessati a ciò che pensa e sente, di curare la relazione.
Come dice Esther Perel in una splendida metafora: “Fuori di casa diamo il meglio di noi. Poi, a casa, portiamo gli avanzi”. Certo, è naturale avere momenti di stanchezza. Ma nessuno merita di ricevere, ogni giorno, solo ciò che resta.
Mantenere viva la curiosità
La curiosità è uno dei migliori antidoti al darsi per scontati. E anche al rischio – spesso sottovalutato – di ignorare la verità del cambiamento (ne parlo anche in Semplicemente Single): tutto cambia. Non solo il mondo fuori, ma anche noi. A volte in modo sottile, altre in modo evidente, persino clamoroso – come ben sanno i genitori con figli adolescenti, o le coppie in crisi, quando guardando il proprio partner si ha la sensazione di non conoscerlo più.
Per restare in connessione con chi amiamo, serve concedersi – regolarmente – dei piccoli aggiornamenti di sistema: momenti in cui ci si ferma a fare domande vere, aperte, capaci di aprire spazi d’intimità più profonda: “C’è un sogno che non hai ancora realizzato e vorresti realizzare da solo/a o insieme a me?”, “Qual è la tua paura più grande?”, “Ti senti amato/a? C’è qualcosa che posso fare per farti sentire più amato/a?”.
Coltivare la propria individualità
Sono versi tratti dalla poesia Il matrimonio di Khalil Gibran (la trovi qui), contenuta nel libro Il Profeta. Già nel 1923, Gibran ci ricordava che l’amore non è fusione. Certo, nell’amore, c’è sempre una componente di dipendenza: io dipendo da te, perché stare con te mi fa sentire al sicuro, mi dà protezione, slancio, fiducia. È proprio questa sicurezza che mi permette di sentirmi libera o libero di avere anche una mia vita. E questo spazio personale, quando viene coltivato, rientra nella relazione come nuova energia: fatta di racconti, esperienze, sguardi inediti. Ci avvicina senza annullarci, mantenendo vivo il reciproco gusto del mistero.
Costruiamo ponti, ma tra due mondi distinti. L’amore ha bisogno di vicinanza, ma anche di respiro. Non è uno slancio momentaneo: è una pratica. Fatta di scelte quotidiane, di presenza, di cura. Con momenti di fatica, certo. Ma capace anche di regalarci leggerezza, gioco, rinnovamento.
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